ME GUSTA EDICOLA #1 – PATRICK DEMPSEY SU VANITY FAIR ITALIA

Vf25-15 copia

Patrick Dempsey sul numero 25 (datato 1° luglio 2015) del settimanale “Vanity Fair”, edito da Condè Nast e in vendita nelle edicole da oggi al costo di 2 € (salvo promozioni a livello locale).

Ecco un’anticipazione del servizio di copertina:

Corri, dottore, corri

A noi lo aveva già annunciato anni fa, anche se poi ci aveva ripensato.
Adesso però Patrick Dempsey ha davvero concluso la sua storia con Grey’s Anatomy.
Ed è pronto a partire per una nuova avventura, su una strada che lo porterà molto lontano da chirurghi e bisturi

di Paola Jacobbi

Le donne vengono da Venere. Gli uomini, da ovunque provengano, arrivano certamente in automobile. Patrick Dempsey guida le superstar delle automobili.

Quindi, non mi stupisce affatto che abbia partecipato alla gara di Le Mans, quella che dura 24 ore. Persino io, che non ho nemmeno la patente, so di che cosa si tratta. Probabilmente lo so perché in passato un altro attore, Steve McQueen, ci ha persino fatto un film. E perché un altro divo dei tempi che furono, Paul Newman, ci ha lasciato il ricordo dei suoi famosi occhi azzurri spesso fissi a guardare la strada, le mani strette al volante di bolidi da corsa. L’uomo che domina il motore, che governa la strada, che non teme, anzi sfiora, il rischio: estetica (magari un po’ vintage, con le donne ferme ai box) di conclamata virilità.

In particolare, Le Mans è una gara di resistenza, delle auto certo, ma anche dei piloti. Un sogno da maschio alfa. Dempsey e il suo team, a bordo di una Porsche 911, sono arrivati secondi. Alla fine, tra gli abbracci dei compagni e gli spruzzi di champagne, negli occhi del neurochirurgo più famoso della Tv, il dottor Shepherd di Grey’s Anatomy, è spuntata qualche lacrima. Non credo che se avesse vinto un Oscar sarebbe stato così emozionato.

Volendo ricamare sulla metafora, quella corsa lunga un giorno, a velocità disumana, sembra significare una gioiosa fuga dalla sua identità precedente, quella di attore di successo, protagonista di una serie televisiva che lo ha reso popolare nel mondo intero, con tutto quello che comporta l’essere un interprete incollato a un personaggio così famoso.

Già George Clooney, un altro sex symbol della televisione «ospedaliera», alla fine degli anni Novanta aveva appeso il camice al chiodo per concentrarsi sulla sua carriera cinematografica. Detto, fatto. Credo che rivedremo Patrick Dempsey al cinema, ma forse non con la frequenza e l’intensità con cui abbiamo visto Clooney. Sarà più facile trovarlo a correre in qualche circuito o a qualche raduno di collezionisti di auto.

Ho intervistato Dempsey diverse volte, e si finiva sempre a parlare di automobili.

[…] Per merito (o colpa, fate voi) di Patrick Dempsey, io ho cercato su Google, per la prima volta in vita mia, che cosa significasse «Nascar». Durante l’intervista l’aveva citato diverse volte e mi era rimasto il dubbio che fosse un modo bizzarro di pronunciare la parola Oscar. In realtà «Nascar» sta per National Association For Stock Car Auto Racing, un’organizzazione americana di eventi automobilistici. Un punto di riferimento per gente come Patrick che, in un altro dei nostri incontri, mi raccontò che fu sempre sua moglie Jillian a incoraggiarlo a partecipare alle prime gare. «Vedendo quanto fossi appassionato, ipnotizzato davanti alla televisione, mi disse: “Avanti, provaci anche tu”».

Iniziata la partecipazione alle gare, ci fu il problema di incastrarne il calendario con quello della lavorazione di Grey’s Anatomy. Chiese e ottenne di adeguare i piani di produzione della serie con gli impegni sportivi. In Transformers 3, uno dei pochi film girati per il cinema tra una stagione e l’altra, faceva un personaggio scritto su misura per lui: un miliardario appassionato di automobili. […]

Fonte: VanityFairItalia, AntonioGenna

Lascia un commento